#allenamento

il lento serve davvero?

di Marco Provenzano · lettura 4 minuti

È la domanda che ci fanno più spesso: "se voglio andare più forte, perché devo correre piano?". La risposta breve è che i runner che migliorano di più passano gran parte del tempo a ritmo facile, e una piccola parte, mirata, a ritmo intenso.

cosa costruisce la corsa lenta

Il lento non è tempo perso: è il lavoro che costruisce il motore. A ritmo facile alleni il cuore a pompare più sangue a ogni battito, aumenti i capillari e i mitocondri nei muscoli e insegni al corpo a usare meglio i grassi come carburante.

C'è poi un aspetto che si sottovaluta: tendini, ossa e articolazioni si adattano più lentamente di cuore e polmoni. Accumulare chilometri a bassa intensità permette di aumentare il volume senza sovraccaricare le strutture che, di solito, sono le prime a infortunarsi.

l'errore più comune: il "medio sempre"

Molti amatori corrono quasi tutte le uscite allo stesso ritmo: troppo veloce per essere un vero lento, troppo lento per essere un vero lavoro di qualità. Il risultato è una fatica costante, pochi stimoli nuovi e il rischio di arrivare alle sedute importanti già stanchi.

La regola NOSTOP. Circa il 75–80% del tempo di corsa in Z1 (lento), il resto distribuito tra soglia, VO₂max e ripetute in base all'obiettivo e alla fase della preparazione.

come capire se stai andando davvero piano

Nei giorni caldi, in salita o dopo una notte dormita male il passo lento si alza: va bene così. Conta lo sforzo, non il numero sull'orologio.

in pratica

Se oggi corri 4 volte a settimana, prova così: due uscite davvero facili, un lungo facile e una sola seduta di qualità. Dopo 4–6 settimane la stessa velocità ti costerà meno fatica, ed è proprio lì che si vede che il lento funziona.

voglio un piano costruito sulle mie zone